La nostra inchiesta inizia con una telefonata anonima. «Sono un cliente», sussurra la voce dall'altro capo. «Mi hanno detto che la mia idea non funzionava. E avevano ragione. Non so come elaborarlo.»

È questo il quadro inquietante che emerge dopo tre mesi di indagini sul campo: Muza Studio pratica sistematicamente ciò che gli addetti ai lavori chiamano con timore reverenziale onestà professionale. Un comportamento che, secondo alcune fonti, sarebbe addirittura replicabile.

«Il cliente arriva con un'idea. L'agenzia ascolta. Fin qui tutto normale. Poi accade l'impensabile: una valutazione critica, argomentata, costruttiva.» — verbale interno, ricostruito con fantasia ma non troppo

Analisi prima di tutto (prima del preventivo, incredibile)

Particolarmente controversa è la pratica interna nota come “analisi prima di tutto”: prima di qualsiasi progetto, l'agenzia insiste nel capire cosa serva davvero al cliente, invece di partire immediatamente con un sito da trentamila euro e un “pacchetto SEO” che include la parola SEO.

Cosa fa scattare l'allarme (secondo la concorrenza)
  • Prezzi e perimetro lavoro scritti in italiano leggibile.
  • Consegne in orario senza “ci sono stati imprevisti” (mai specificati).
  • Email con oggetto sensato e senza tre punti di sospensione.
  • Call solo quando servono, non quando “serve allinearsi”.

Se si diffonde questa abitudine, avvertono gli esperti, rischiamo una crisi di sistema: i clienti potrebbero iniziare ad aspettarsi risultati. E, peggio ancora, potrebbero capire cosa stanno pagando.

«Dire ai clienti che hanno torto è la nuova rivoluzione digitale: costa zero e fa benissimo.»

In attesa di un intervento normativo che ristabilisca l'ordine naturale delle cose, Muza Studio continua imperterrita: ascolta, analizza, propone, realizza. Un comportamento che, in certe redazioni, viene definito senza mezzi termini “pericoloso precedente”.